Il Taylorismo della Chiarezza, Maria Carletti e Daniele Radini TedeschiIl Presente come Storia,  svelato dall’Artista orvietana,  è pronto a clonare  Chiarezza in ogni comparto della vita

             Il messaggio  contenuto nel titolo sembra trovare  nella  sua  accezione terminologica la risonanza necessaria per scuotere le masse e restare impresso nelle menti  e si rende  su piano pedagogico  denuncia,  ribellione e soluzione finale  cui  poter ambire, nella esigua speranza che una osservazione analitica dell’opera  possa  produrre nei nostri intimi, come una imitazione a specchio, un’esortazione vicina a quel noto  “volli sempre volli fortissimamente volli” dell’Alfieri.

            E’ appena terminato nella Roma Capitale  il “Gran Finale” dell’EsposizioneMaria Carletti e Marisa Laurito Triennale di Arti Visive. La manifestazione giunta alla sua seconda edizione ha goduto quest’anno di uno sviluppo particolarmente ampio perché compreso nell’arco di due stagioni separate quasi per preannunciare connotandole poi immancabilmente, la stagione estiva  e la stagione invernale. La fase finale dell’evento legata  al mese di novembre è anche quella che ha visto la partecipazione dell’Artista umbra Maria Carletti,  presente con un’opera presso il Padiglione Gold della “Nazionale Biblioteca di Viale Castro Pretorio”.

La Pittrice si è mostrata per l’occasione con un approccio artistico completamente differente da quel figurativismo che la vide protagonista già alla Triennale del duemilaundici. Da una interpretazione pittorica di “Leda e il Cigno” con cui Ella allora omaggiò il Buonarroti, possiamo riscoprire oggi l’Artista  con un’opera al quanto innovativa, senza dubbio molto libera, molto autonoma nell’esecuzione tecnica  e  decisamente concettuale;  “Il Taylorismo della Chiarezza”, un assemblaggio di   poli – materia del tutto cucita su tela.

                 L’opera  interrompe tutti i ponti con la storia,  al contempo trova nella stessa il pretesto per coniare un “Taylorismo ai nostri giorni”.  L’Artista è attenta al presente e  per indagare le esigenze del suo tempo infatti, mantiene come riferimento il passato trasformandolo qui in una perfetta metafora che ha l’obiettivo  di  fare  leva  sull’ottenimento  di  una condivisione  dello  stato  di  un  “Benessere Psicologico – Sociale o  di Paradiso”. Il messaggio  contenuto nel titolo sembra trovare  nella  sua  accezione terminologica la risonanza necessaria per scuotere le masse e restare impresso nelle menti  e si rende  su piano pedagogico  denuncia,  ribellione e soluzione finale  cui  poter ambire, nella esigua speranza che una osservazione analitica dell’opera  possa  produrre nei nostri intimi, come una imitazione a specchio, un’esortazione vicina a quel noto  “volli sempre volli fortissimamente volli” dell’Alfieri.  Lo schematismo compositivo  sobrio, regale, caldo, ci regala estremo Ordine (visivo e “di tutte le cose”). I fattori che fanno capo alla  finezza della materia prima utilizzata o input ovvero il  raso ed  alla tecnica della cucitura, che per l’applicazione del materiale prevede una assenza di manipolazione chimica, denotano l’estremizzata  interpretazione di chi vuole gestire con particolare salvaguardia la tematica, per un prodotto  finale o output, di sublime accordo.  (I.P.)

           Questa dunque la personale lettura sviscerata dalla Nostra per affrontare il vincolo tematico di “Estetica Paradisiaca” imposto in questo contesto,  seppure a braccetto con una ulteriore  possibilità di tema libero,  dal direttore artistico Dott. Daniele Radini Tedeschi  coadiuvato per l’ottenimento del  notevole  successo registrato, dall’associazione culturale “La Rosa dei Venti” e dai  migliori storici, critici come anche cattedratici universitari.  Una full  immersion d’arte insomma,  che raggiunge  però il suo  culmine in  un  padrino d’eccezione;  il noto Prof. “Philippe Daverio”.

                 In considerazione della notevole attenzione che quest’opera esposta ha riscosso da parte di critica e pubblico corrispondendo così le aspettative e convincendo proprio per la peculiare pregnanza tematica, si riporta un passo focale estrapolato dall’ampia recensione critica con cui l’Artista è stata presentata nel Volume Scientifico della Mostra  a firma “Editoriale Giorgio Mondadori”.

                 “… La  precisa alternanza delle fasce ricorda, per certi aspetti, l’essenzialità e la geometria dei dipinti di Frank Stella, ma anche la ritmata scansione tra pieni e vuoti delle opere di Donald Judd. L’opera della Carletti è però lontana dalla fredda eleganza e dall’impersonalità delle opere dei minimalisti, e si inserisce in un contesto in cui grande importanza è data alla tecnica di realizzazione e alla percezione e ricezione dell’opera. …” Dott.ssa Arianna Fantuzzi.

              Sicuramente un evento che ha sfilato in passerella l’eterno conflitto spirituale tra “Benefico” e “Malefico”, tra  quel  “Male di Vivere” proprio della vita terrena  e quel “Sogno di Vivere” inteso come spazio ideale in cui annoverare invece le  nostre esigenze tradite.  E’ pacifico come,  a fronte di quanto affermato, comune denominatore resti comunque una vena di ribellione dell’artista, una contestazione sua, a volte rabbiosa o marcata altre ancora velata ma sempre dettata da quella  tipica passione animatrice che è in  grado di  risaltare  l’irrequietezza  umana  sia per ciò  che non approviamo  del reale  sia  per  ciò che risulta per noi inafferrabile o irrealizzabile. Un’edizione caratterizzata da un’arte forse per questo,  particolarmente struggente.

Sito web dell’Artista:   mariacarletti.com

A cura di Ilaria Pettinelli.

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