C’è chi non dimentica. In perfetta sintonia con i propri bioritmi, i mezzi di comunicazione di massa hanno rapidamente archiviato lo sciame mediaco sul centenario felliniano; qualcuno però non cede all’intercalare della memoria ed ha in mente altre narrazioni.

Il 22 febbraio, nella location di Palazzo Ferrajoli, in occasione dell’edizione 2020 del Premio Anita Ekberg – l’annuale appuntamento con la cultura e lo spettacolo dell’associazione L’Alba del Terzo Millennio di Sara Iannone – è andato in scena “Visioni oniriche felliniane”, un’ironica e colorata “metafora estetica” interamente dedicata al massimo regista del cinema italiano e a chi ha voluto e saputo rendere omaggio al grande artista portando ad altissimi livelli la moda, lo spettacolo, la cultura, il saper essere grandi.

Il Menotti Art Festival ha presenziato l’Incontro culturale presso Palazzo Ferrajoli con il Presidente Prof. Luca Filipponi, la giornalista e blogger Maria Cristina Mancini, l’attrice Adelaide Parolini, la chef internazionale Felicità Romagnoli con la presenza straordinaria della stilista e fashion designer Altamore Eleonora. Nel corso della serata sono stati assegnati i premi Anita Ekberg con delle opere d’arte donate dal Menotti Art Festival create per l’occasione dall’artista Rossana Angelini.

Notate come ironico sia l’anagramma di onirico.
In effetti mai realtà e sogno sono stati tanto vicini come nell’arte di Federico Fellini e guardare la vita dalla parte del sogno è apparso a Sara Iannone come il filo di Arianna per pedinare il genio di Rimini.

Il cinema in festa per Fellini, per Anita Ekberg, per Roma. Cultura, arte, moda, cinema e storia insieme, in un simbolico red carpet e in un parterre di riguardo.

Se il paradosso dell’arte è raccontare le verità della vita per mezzo della finzione, Fellini spinge questo paradosso alle estreme conseguenze e il sogno diventa la strada più breve per ragguagliarci sulle trame dell’esistenza.

Qualcosa del genere lo aveva già pensato Sigmund Freud.
Del resto cos’è l’invenzione dei Lumière se non una galleria nel sogno?

E un sogno è quello che si è vissuto ieri a palazzo Ferrajoli facendo rivivere, per una sera, storie, personaggi e visioni oniriche felliniane.
Meritatissimi i premi assegnati, illustri gli ospiti, prestigiosa la location. Una dolce vita ritrovata in nome del grande regista e di una delle sue muse.

Le biografie raccontano che Fellini (Rimini, 20/1/1920 – Roma, 31/10/1993) è stato uno dei più importanti registi della storia del cinema mondiale; in realtà è stato molto di più: è stato sceneggiatore, fumettista, autore radiofonico e scrittore. Ma è stato anche esteta e affabulatore massimo. Si potrebbe infine compendiare questa proliferante condensazione di sfumature riconoscendo che Federico Fellini è stato tra i più grandi umanisti del ‘900.

Gli umanisti amavano guardare la vita in direzione antropocentrica e concepivano cultura arte e scienza come un continuum il cui baricentro è l’uomo.
Nelle opere di Fellini testo, trama, cromatismi e geometrie sono il materiale plastico di una sintassi estetica ed umanistica; in più Fellini ha aggiunto il sogno e la leggerezza.

I personaggi stralunati (come l’insuperabile Gelsomina), i generosi décolleté, le celebri inquadrature post-realistiche sono i solchi profondi lasciati alla nostra memoria collettiva; una perizia d’autore sull’Homo oniricus.
Ieri sera, a palazzo Ferrajoli, divenuto cuore della novella “dolce vita” romana da qualche anno, sono andati in scena i personaggi felliniani che sono rimasti nella nostra memoria.

Questo un rapido riepilogo dei capolavori del grande artista: il fanta-realistico Lo sceicco bianco, il film dell’esordio, con una straordinaria prova d’attore di Alberto Sordi, I vitelloni, uno dei primi spaccati di vita di provincia; il film che gli darà fama internazionale. La grande consacrazione arriva con La strada (1954), girato quasi interamente nel comune di Bagnoregio (Viterbo); location ideale per raccontare le vicende dei girovaghi Gelsomina e Zampanò nel piccolo mondo contadino. Nessuno come la civiltà contadina del dopoguerra appariva dotato dell’innocenza necessaria per star dietro ai sogni.
Poi ancora Le notti di Cabiria, 8½, Amarcord, Giulietta degli spiriti etc.
Non meno ricco è il palmares dei riconoscimenti: quattro premi Oscar per il miglior film straniero a La strada, Le notti di Cabiria, 8½ e Amarcord. Dodici le candidature al predetto premio. Oscar alla carriera nel 1993. Palma d’oro al Festival di Cannes nel 1960 e Leone d’oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1985. Ha vinto anche due volte il Festival di Mosca (1963 e 1987).
Pochi sanno che Fellini era anche un fine umorista: ecco due sue fulminanti battute: “L’unico vero realista è il visionario”; “Felliniano… Avevo sempre sognato, da grande, di fare l’aggettivo”.
E l’unico aggettivo per definire la festa organizzata da Sara Iannone ieri sera, 22 febbraio, è “fantastica”!

Grazie a tutti coloro che, intervenendo e organizzandola nei dettagli, l’hanno resa tale.

(Anna Maria Stefanini)

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